Comodità statale

Ora non è pensabile ipotizzare una eliminazione, attraverso un semplice colpo di spugna, di disposizioni normative che da oltre cinquant’anni perseguono l’apprezzabile finalità di garantire appieno la corretta ripartizione fiscale.
Nell’attuale impostazione non si vuole assolutamente mettere in dubbio o compromettere gli affermati principi costituzionali dell’INIZIATIVA PRIVATA, DELLA LIBERTÀ INDIVIDUALE E DI INIZIATIVA ECONOMICA i quali tuttavia non possono essere valorizzati al punto da valutarsi come sinonimi di anarchia o di autoregolamentazione della normativa. Inevitabile sarebbe a questo punto la paralisi del sistema di riscossione mediante il meccanismo del cd. sostituto d’imposta, paralisi che avrebbe l’effetto con ripercussioni devastanti di vanificare quelle garanzie, anch’esse di rilievo costituzionale, a tutela delle quali hanno ragion d’essere ancor oggi le norme oggetto di impugnative.
Questo è un pezzo tratto dalla sentenza del giudice di Pordenone sul caso Fidenato. “Motivazioni” arrivate dopo quasi un anno che danno torto a Fidenato. Ripassino veloce di cosa stiamo parlando:
Giorgio Fidenato è un imprenditore di Pordenone che dal Gennaio 2009 ha intrapreso una storica battaglia contro il fisco predatorio e lo stato italiano. Di comune accordo con i suoi dipendenti ha deciso di smettere di fare da sostituto di imposta per conto dello stato. Fidenato consegna quindi ogni mese ai propri dipendenti l’intera somma lorda del loro stipendio rifiutandosi di pagare tasse e contributi per loro conto. Le tasse, se vorrà pagarle, dovrà pagarle direttamente il dipendente. Questa non è solo una battaglia per la forma. E non è solo una battaglia per un principio: nessuno deve essere costretto a lavorare gratis per lo stato (e pagare le imposte per conto di altri è un vero e proprio lavoro con forti oneri annuali). Questa è una grande battaglia. Se il dipendente si ritrova tutti i soldi che gli spettano in busta paga, allora comprende che non è il suo datore di lavoro a pagarlo poco ma è lo stato a defraudarlo di oltre la metà di ciò che gli spetta.
Il sostituto d’imposta è due volte intollerabile. Primo perché costringe l’imprenditore, suo malgrado, a fare da esattore delle imposte gratis. In secondo luogo, è lo strumento attraverso il quale lo Stato camuffa la sua razzia nei confronti dei lavoratori dipendenti. Se domani il sostituto d’imposta venisse eliminato, assisteremmo a un’inversione di tendenza da parte dello stato nella sua gestione allegra dei nostri soldi. Se domani il sostituto d’imposta venisse eliminato, un bel po’ di gente inizierebbe ad aprire veramente gli occhi. Con queste motivazioni, il giudice in pratica ha detto che l’apprezzabile finalità di estorsione alla fonte dei soldi dei lavoratori dipendenti è una comodità troppo ghiotta per essere cancellata attraverso un semplice colpo di spugna. Lo stato non mette in dubbio l’iniziativa privata, la libertà individuale e l’iniziativa economica però a tutto c’è un limite, eh, insomma, mica vorrete (orrore) autoregolamentarvi? Insomma, non si parla delle questioni di principio sollevate da Fidenato ma siamo di fronte solo a bassa manovalanza statale interessata a far continuare il rapporto di sudditanza dei cittadini nei confronti dello stato che tutto può.
Comunque, a parte tutto, Fidenato continua imperterrito a consegnare ai suoi dipendenti tutti i soldi in busta paga.
Evviva Fidenato, abbasso lo stato.